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Due versioni della stessa poesia di Alfonso Gatto

Nel 1516 esce la prima edizione a stampa dell’Orlando Furioso. Si tratta di un’edizione molto diversa da quella che leggiamo oggi: la lingua, nonostante si basi sul toscano letterario, contiene molte sfumature padane; la trama contiene diverse incongruenze che i primi lettori metteranno presto in luce; i canti sono solamente 40, contro i 46 della versione definitiva. Negli anni successivi Ariosto continua a lavorare sul testo del Furioso modificandone notevolmente lingua e contenuto; non a caso il frontespizio dell’edizione a stampa del 1532 dichiarerà che il poema è stato nuovamente da lui proprio corretto e d’altri canti nuovi ampliato.[1] Non approfondiremo il perché di questi cambiamenti, quello che ci interessa osservare è che Ariosto cambiava continuamente idea riguardo ciò che aveva scritto e sentiva la necessità di aggiornare il proprio lavoro; i suoi lettori poi, non solo accoglievano positivamente ogni modifica, ma dimenticavano velocemente le versioni più datate.
Uno dei più…
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Cinque fantasy da salvare

Il ventiduesimo capitolo dei Promessi sposi è forse uno dei più odiati dagli studenti di tutt’Italia. È il capitolo in cui viene annunciata l’imminente entrata in scena del cardinale Carlo Borromeo. Un personaggio tanto importante da costringere Manzoni a interrompere il proprio romanzo per narrarne la biografia. L’autore però, pur visibilmente emozionato dall’arrivo dell’illustre personaggio, si ricorda del proprio lettore e intuisce (giustamente) che questi non ha alcuna voglia di sentire la storia del cardinale ma vuole soltanto procedere con il romanzo. Che fare dunque? Il premuroso Manzoni prende la parola direttamente e autorizza il lettore più impaziente a saltare tutto il capitolo e a passare a quello seguente, in cui proseguono le avventure di Renzo e Lucia. Davvero un bel gesto. In quest’articolo vogliamo proporvi la lista dei nostri cinque libri fantasy preferiti, ma prima della lista vera e propria ci siamo visti costretti a scrivere una breve introduzione, senza l’introdu…

Omaggio a Céline e alle sue contraddizioni

Il 2 luglio 1961, nella sua casa di Ketchum, nell’Idaho, la signora Mary Welsh viene svegliata da un forte rumore. Scesa in cucina, si trova davanti a una scena tragica eppure facilmente prevedibile: il marito Ernest Hemingway, da tempo affetto da gravi crisi depressive, si è suicidato sparandosi un colpo di fucile in bocca. La morte del grande scrittore americano, autore di romanzi importantissimi quali Addio alle armi (1929) e Per chi suona la campana (1940), farà rapidamente il giro del mondo e diverrà notizia da prima pagina per i principali quotidiani americani ed europei. È possibile però che sugli stessi quotidiani (ma forse nemmeno su tutti…), dopo le numerose pagine dedicate a Hemingway e dopo le altre notizie di cronaca, il lettore potesse trovare un articolo, magari un trafiletto di poche righe, magari senza la fotografia, dedicato alla morte di un altro scrittore. Il primo di luglio infatti, mentre a Ketchum Hemingway trascorreva le ultime ore della sua vita, circa quattro…

Il ponte sulla Drina - la storia narrata da Ivo Andrić

La Drina è il più importante affluente del fiume Sava. Le sue foci si trovano in Montenegro e il suo corso si spinge da sud a nord, attraverso le Alpi Dinariche, formando per lunghi tratti un confine naturale tra Bosnia e Serbia. In un’ampia vallata, nel punto di incontro con un affluente minore, lo Rzav, sorge Višegrad: una cittadina relativamente piccola in cui per secoli la popolazione serba ha vissuto insieme a quella turca, una situazione comune nelle terre bosniache. Nel Cinquecento Višegrad venne conquistata dagli Ottomani insieme al resto della Bosnia e a gran parte dei Balcani. Da allora la città ha conosciuto il destino delle periferie dei grandi imperi: quello turco prima e quello austriaco poi. È qui che Ivo Andrić decide di ambientare il suo più celebre romanzo: Il ponte sulla Drina (Na Drini ćuprija, 1945). Non è una scelta semplice: su questi territori di periferia la storia scorre sempre senza però fermarsi mai; gli abitanti di Višegrad, che da sempre vivono lontani da…

Il porto di Toledo-il diritto alla fantasia

Siete mai stati a Toledo? Toledo è una bellissima cittadina della Spagna, inserita nel 1986 tra i beni artistici patrimonio dell’UNESCO. Con i suoi ottantacinquemila abitanti, non è di certo tra le città più grandi e popolose della nazione, ma è probabilmente quella che può vantare la storia più importante. Toledo è stata la capitale dell’impero spagnolo durante la dominazione di Carlo V, forse il periodo di maggior splendore della Spagna, a Toledo ha lavorato per metà della sua vita il manierista El Greco, pittore di quadri enigmatici e disturbanti, sempre a Toledo si conclude la vicenda raccontata nel Cantar de mio Cid, il grande poema epico spagnolo.
Prendendo in mano Il porto di Toledo di Anna Maria Ortese, potremmo anche aggiungere che Toledo, potendo vantare un porto, sarà certamente bagnata dal mare. Ma la carta geografica smentisce subito la nostra ipotesi: un toledano che si svegliasse una mattina con l’irrefrenabile desiderio di fare un bagno in mare, dovrà guidare verso est …