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Gadda, Manganelli, Mari. Elogio della scrittura complessa

L’ingenuo appassionato che provasse per la prima volta a leggere un testo difficile come La cognizione del dolore dell’ingegner Carlo Emilio Gadda potrebbe forse rimanere disorientato di fronte a frasi di questo tipo: I riflessi del peone potevano facilmente presagirsi: anzitutto una mimica gesticolare e facciale a carattere nettamente ebefrènico, accompagnata dai borborigmi di un ventriloquio paleo-celtico, con susseguenze di boati gutturali a tipo belluino: poi, sul fiotto-pilota della cataratta celtica, adeguatamente esagitata dalle pale agitatrici d’una specie di sindrome di Parkinson, ecco si sarebbe diversata nel buio della stanza la non meno orripilante richiesta di una corresponsione di salario. [1] Cosa sta accadendo in questa tragicomica scena del romanzo? Josè, il giardiniere, sta ponendo a Gonzalo, il proprio datore di lavoro, una più che giusta richiesta di stipendio. Gonzalo, alter-ego dell’autore, è in parte disgustato in parte spaventato sia dalla figura sia dalla
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Il viaggio, l'esilio, la nostalgia di casa. Miloš Crnjanski e Joseph Roth

Dall’alba dei tempi alle scuole superiori si fa il tema, nobilissimo sistema per insegnare agli studenti l’arte della scrittura. Esistono vari tipi di tema: l’analisi del testo, il tema libero, il saggio breve, il saggio storico. Regole fondamentali del saggio breve? Oggettività e aderenza alle fonti. Mai usare la prima persona singolare, l’insegnante su questo è piuttosto chiaro. I nostri articoli, memori di quest’antica lezione, generalmente si attengono alle regole basilari del saggio breve. D’altro canto Baudelaire riteneva che la vera critica letteraria dovesse essere «parziale, appassionata, politica, vale a dire condotta da un punto di vista esclusivo, ma tale da aprire il più ampio degli orizzonti» [1] , una critica personale insomma, ma proprio per questo universale. Detto ciò, utilizzare la prima persona singolare non è solo concesso, è utile e giustificato. E mi pare quindi altrettanto giustificato far partire la mia riflessione da un ricordo personale. Con la speranza di re

Organizzare un testo letterario: l'esempio di Ivo Andrić

Prima di cominciare con l’articolo vero e proprio e di parlare del lavoro di Ivo Andri ć come promesso nel titolo, è necessario fare una breve premessa: quando si ha a che fare con l’arte si ha a che fare con qualcosa di assolutamente concreto. Spesso, soprattutto osservando il suo sviluppo nel secondo Novecento, si rischia di dimenticare che un’opera d’arte, per essere tale, deve sempre essere inserita nel nostro mondo e riuscire a fare i conti con la nostra realtà, non importa se armonizzandosi ad essa o se entrandone in contrasto. La relazione tra concretezza e arte ci è suggerita in primo luogo dalla sua etimologia della parola: in latino il termine ars ha infatti un’accezione assolutamente pratica e va a indicare le abilità necessarie a un artigiano per svolgere adeguatamente un determinato mestiere. Questa definizione è in parte ancora valida nel nostro medioevo quando nell’Italia dei comuni venivano chiamate arti le diverse associazioni di artigiani specializzati. Negli anni lo

Lettura, critica, menzogna. Jorge Luis Borges

Nel 1957 Vladimir Nabokov, uno dei grandi romanzieri del secolo scorso, si candidò per un ruolo di insegnante di letteratura presso la prestigiosa università di Harvard. Il noto linguista Roman Jakobson, stimato docente nella stessa università, si mostrò fin da subito fortemente contrario a questa candidatura e, davanti alle obiezioni stupite di alcuni colleghi («Ma il signor Nabokov è un grande scrittore!»), rispose con una frase divenuta celebre: «Anche l’elefante è un grande animale; lei lo chiamerebbe a dirigere il dipartimento di zoologia?». Jakobson, in quell'occasione, riuscì ad averla vinta e Nabokov non ebbe il posto. La storia recente però, non sembra dare ragione all'arguto studioso, quanto piuttosto ai suoi anonimi avversari: guardandoci attorno infatti, possiamo vedere diversi elefanti che, abbandonata la savana, entrano nelle aule universitarie allo scopo di parlarci di loro stessi e di altri membri della propria specie. Al di là della metafora, possiamo notare ch